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Oggetto di questa sezione è l'analisi di un prodotto bancario/assicurativo o di un argomento inerente lo stesso.

I contratti “derivati”


I contratti derivati sono strumenti finanziari innovativi che possono aiutare l’impresa a gestire in modo efficiente ed efficace i rischi finanziari legati alle variazioni dei tassi di interesse e dei tassi di cambio e il cui valore dipenderà e cambierà in base alle variazioni della variabile di riferimento.

I contratti derivati per la gestione del rischio legato ai tassi di interesse sono gli Interest Rate Swap (IRS) e le Opzioni Cap/Floor.

L’ Interest Rate Swap è un contratto con il quale due controparti si impegnano a scambiarsi, per un determinato periodo di tempo e a date prestabilite, flussi finanziari calcolati sulla base di un medesimo capitale di riferimento (nozionale) ma su differenti tassi di interesse. La tipologia più classica di IRS, che è anche la più semplice, è il Fixed to Floating IRS, noto anche come IRS “Plain Vanilla”, che viene utilizzato per trasformare indebitamenti o finanziamenti da tasso variabile a tasso fisso o viceversa. Si consideri il caso di un’azienda che abbia l’indebitamento parametrato al tasso variabile (per esempio euribor a 6 mesi) e che, in una fase di trend crescente dei tassi, sia esposta al rischio di un rialzo dei tassi d’interesse a breve negli anni a venire. Attraverso il Plain Vanilla IRS l’azienda si copre dal rialzo dei tassi a breve fissando il costo del denaro per la durata dell’operazione, e conseguentemente pagherà alla controparte (la banca) una somma calcolata applicando al capitale di riferimento un tasso fisso predeterminato, ed incasserà una somma calcolata applicando allo stesso capitale l’euribor a 6 mesi. Il pagamento avviene solo su base differenziale: a ogni scadenza singola (ad esempio ogni semestre), se il tasso variabile rilevato è maggiore del tasso fisso sarà il soggetto che si è impegnato a ricevere fisso e pagare variabile a dover effettuare un versamento in denaro alla controparte. Affinché il contratto derivato sia equo, il valore attuale della componente a tasso fisso deve coincidere con il valore attuale della componente a tasso variabile attesa. Inoltre, affinché la soluzione adottata sia efficace, è necessaria la previsione nel contratto di un nominale di riferimento che decresce secondo il piano di ammortamento del finanziamento o mutuo sottostante. Solo in questo caso si potrà parlare di struttura efficiente.

Altre strutture efficienti sono rappresentate dagli Interest Rate CAP, che consentono di fissare il livello massimo del tasso di interesse connesso ad un’operazione di indebitamento. Per l’acquirente rappresentano una sorta di assicurazione (=copertura) contro gli aumenti di un determinato tasso di interesse (ad es. euribor a 3 mesi) oltre una determinata soglia.

Opposto al CAP è il FLOOR, che rappresenta invece una soglia minima. Per cui, gli Interest Rate FLOOR consentono all’acquirente di proteggere le proprie attività da un calo dei tassi di interesse al di sotto di un valore prefissato (tasso Floor).

Infine, gli Interest Rate Collar, rappresentano una combinazione tra un CAP e un FLOOR, e vengono utilizzati per limitare i tassi entro un intervallo di oscillazione predeterminato. Per un indebitamento serve a fissare il costo massimo e il costo minimo.

LE ANOMALIE

Una rete di vendita capillare di prodotti finanziari, costruita appositamente per incrementare la vendita di derivati alle aziende, ha portato i principali player del mercato italiano a standardizzare sempre di più l’offerta, allontanandosi dal concetto iniziale di strumenti di copertura personalizzata del rischio di tasso. E così molte banche hanno preferito vendere strumenti-prodotto con caratteristiche uguali per tutti i clienti: in particolare è stato scelto di effettuare coperture con nozionali “bullet” (l’importo di riferimento rimane costante nel tempo, cioè è sempre uguale a ogni scadenza per tutta la durata del contratto, a differenza del nozionale “amortizing”, che non rimane costante nel tempo ma si ammortizza, seguendo in linea di massima l’ammortamento del mutuo da coprire) per non perdere tempo a personalizzare il derivato sull’ammortamento del mutuo della singola impresa. Inoltre, a parità di durata l’intermediario può caricare una commissione praticamente doppia sul derivato bullet rispetto a quello amortizing. La conseguenza è che, col passare del tempo, mentre il mutuo viene rimborsato dall’impresa il derivato mantiene costante l’importo di riferimento (il “nozionale”).

Per raggiungere obiettivi di vendita elevati alcune banche hanno spesso riformulato i derivati già venduti. Le tecniche per rinegoziare i derivati senza accendere nei clienti campanelli d’allarme sono state diverse, con l’obiettivo comune di conseguire utili e nascondere all’impresa il “mark to market” negativo (il “mark to market” è il valore attuale del contratto derivato, ovvero il valore attuale della somma algebrica dei flussi differenziali attesi, in un determinato momento, per esempio al 31 dicembre per il bilancio aziendale).

Una prima tecnica consiste nel complicare l’operazione con l’aggiunta di parametri “esotici” sempre più difficili da interpretare e da calcolare, mantenendo però costante la durata e l’importo del nozionale: in questo modo l’elevato valore delle opzioni vendute (e quindi l’alto rischio che l’impresa si assume) permette di nascondere sia l’utile per la banca sia il mark to market negativo per l’azienda.

Un’altra tecnica è quella di allungare la durata del contratto, anche in questo caso senza aumentare l’importo, ottenendo lo stesso risultato della prima tecnica ma con una struttura di derivato meno complessa. Per l’impresa, o per l’ente, allungare inutilmente la durata significa comunque accettare una maggiore volatilità e un maggior rischio.

Un’ulteriore tecnica implica l’aumento “diretto” del nozionale, che può avvenire in due diversi modi. Con il primo metodo l’aumento del nozionale è utilizzato per diluire le perdite accumulate: raddoppiando l’importo del derivato, senza cambiarne la natura e la durata, si ottiene un derivato che perde percentualmente la metà di prima e quindi, a un primo esame, può sembrare migliore. Il secondo metodo per aumentare il nozionale è quello di affiancare, al primo derivato, un altro con lo stesso importo ma con durata e caratteristiche diverse, spesso completamente opposte, per effettuare una sorta di compensazione degli effetti negativi. In entrambi i casi il cliente si trova con il nozionale raddoppiato, quasi sempre con il raddoppio anche dei rischi di perdita.

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